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I calzoncelli, meglio conosciuti con il nome "cauciune" o cavicioni con i ceci, sono dolci fritti ripieni con passata di ceci, miele, cioccolato, vin cotto, zucchero, cannella, scorza grattugiata di arance e mandarini.
Posso essere farciti anche con la passata di castagne.
Un dolce speziato dal profumo intenso di cannella, dal sapore difficile da definire che emana un calore ed energia che pare arrivi da molto lontano, un sapore e profumo ancestrale che ci fa volare indietro nel tempo.
Benvenuti in un viaggio entusiasmante nel cuore della Puglia, tra storia, cultura e sapori autentici. Le immagini in bianco e nero ci portano indietro nel tempo, immergendoci nel fascino senza tempo di questa terra ricca di tradizioni.
Nel cuore della Puglia, tra gli ulivi secolari che da generazioni custodiscono i segreti dell'arte dell'olio d'oliva, si cela un vero e proprio tesoro: l'oro liquido. Ricordo ancora mio padre che definiva le olive "marenghe d'oro", come le monete d'oro che un tempo avevano tanto valore e arricchivano le nostre tavole e le nostre vite.
Queste immagini raccontano storie di generazioni di contadini, di famiglie che hanno coltivato e lavorato la terra con passione e dedizione, preservando un patrimonio culinario prezioso che è l'olio d'oliva pugliese.
Questo nettare, raccolto dagli ulivi rigogliosi in autunno e conservato con cura per tutto l'inverno, ha nutrito le generazioni con le sue innumerevoli proprietà benefiche. Ricco di antiossidanti e grassi monoinsaturi, l'olio d'oliva non solo conferisce un gusto unico ai nostri piatti, ma anche protegge la nostra salute cardiovascolare, riduce l'infiammazione nel corpo ed è inserito nella famosa dieta mediterranea.

Una delle varietà di olive più apprezzate in Puglia è la "Paranzana", conosciuta per la sua eccellente qualità e il suo sapore unico, caratterizzato da note fragranti e un'alta resa in olio. In Puglia, ci sono molte varietà diverse di olive, ognuna con le sue caratteristiche uniche. La migliore varietà dipende dai gusti individuali e dalle preferenze culinarie di ciascuno.
Altre varietà di olive pugliesi popolari includono la "Coratina", la "Ogliarola", la "Cellina di Nardò" e la "Ottobratica".
Una volta in questa regione, le donne utilizzavano l'abbondanza di olive per creare il proprio sapone fatto in casa, un'attività domestica fondamentale. Mescolando l'olio d'oliva con soda caustica e acqua, producevano un sapone semplice ma efficace.
L'olio d'oliva è stato da sempre il cuore della cucina pugliese, si usava solo l'olio d'oliva nella preparazione delle pietanze; non c'erano burro, margarina, olio di girasole o altri alimenti provenienti da altre parti del continente come l'olio di cocco.
La nostra cucina era strettamente legata ai prodotti locali, al km 0, e l'olio d'oliva era l'ingrediente principale che arricchiva e impreziosiva i nostri piatti, donando loro quel gusto unico e autentico. Era al centro della vita quotidiana, un ingrediente indispensabile nelle cucine di ogni famiglia, un tesoro condiviso e amato da tutti.

Oltre all'olio, le nostre massaie preparavano le olive in varie modi: fritte, sott'olio, in salamoia o sotto sale, e messe persino nel pane, famose le "pucce" salentine.
L'olio d'oliva era ampiamente impiegato per friggere una vasta gamma di alimenti: verdure come zucchine, melanzane e carciofi, pesce come calamari e gamberi, prodotti da forno come panzerotti, pettole, cavicione con le cipolle, pizza, e anche per condire le pietanze. Inoltre, era un ingrediente fondamentale nella preparazione di piatti dolci e salati tradizionali, come scaldatelli, focacce, bruschette, pizze sfogliata, dolci al vincotto, mostaccioli, pasticiotti, biscotti, cartellate e scartellate, propati.
In mezzo a tutte queste idee e proposte culinarie, non possiamo dimenticare la gioia intramontabile di un pezzo di pane croccante, tostato e condito con aglio e un generoso giro di olio d'oliva, " lu crusc".
Per concludere e per celebrare appieno il gusto e le proprietà dell'olio d'oliva, vi propongo la mia ricetta della Crostata all'Olio d'Oliva:
Una ricetta tradizionale sempre attuale
Questo piatto, consumato soprattutto nel periodo natalizio, è il perfetto equilibrio tra tradizione e conforto. Dopo le abbondanti portate natalizie, la minestra verde si presenta come una scelta più leggera, ma altrettanto gustosa, che permette di ricaricarsi senza appesantirsi troppo. La sua preparazione si tramanda di generazione in generazione e continua a portare in tavola il calore delle famiglie pugliesi, adattandosi nel tempo senza mai perdere il suo carattere distintivo.
Cosa significa "minestra"?
Il termine "minestra" deriva dal latino ministrare, che significa servire. Originariamente, indicava il cibo che veniva distribuito ai commensali, simbolo di condivisione e unità familiare. Nel contesto pugliese, la minestra verde ha assunto un ruolo centrale durante le festività, rappresentando un ponte tra la tradizione e la modernità culinaria.
La minestra verde: tradizione e semplicità
La minestra verde è un piatto, preparato con verdure spontanee di stagione e verdure dell'orto come cavolo, cicoria, bietole e cardi. Questi ingredienti freschi venivano raccolti direttamente dai campi e combinati con frattaglie di maiale, che conferivano un sapore intenso e avvolgente al brodo. Anche la carne di tacchino, spesso utilizzata in questo piatto, aggiungeva un tocco di sapore delicato, creando un equilibrio perfetto con le verdure.Oggi, la minestra verde continua a essere preparata con lo stesso spirito tradizionale, ma con una maggiore versatilità. Le famiglie moderne scelgono di arricchirla con diverse carni a piacere, come maiale, tacchino, pollo o anche manzo, a seconda delle preferenze. Questo piatto, che unisce semplicità e bontà, resta una scelta ideale per scaldare il corpo durante le fredde giornate invernali.Inoltre, era tradizione servire la minestra come primo piatto, per assaporare appieno il gusto delle verdure. Veniva accompagnata con pane raffermo bagnato nel brodo caldo o con pane tostato, che aggiungevano una nota saporita. Alcune famiglie, invece, preferivano arricchirla con pasta fresca fatta in casa, rendendo così la ricetta ancora più sostanziosa.
La minestra verde è un piatto, preparato con verdure spontanee di stagione e verdure dell'orto come cavolo, cicoria, bietole e cardi. Questi ingredienti freschi venivano raccolti direttamente dai campi e combinati con frattaglie di maiale, che conferivano un sapore intenso e avvolgente al brodo. Anche la carne di tacchino, spesso utilizzata in questo piatto, aggiungeva un tocco di sapore delicato, creando un equilibrio perfetto con le verdure.
Oggi, la minestra verde continua a essere preparata con lo stesso spirito tradizionale, ma con una maggiore versatilità. Le famiglie moderne scelgono di arricchirla con diverse carni a piacere, come maiale, tacchino, pollo o anche manzo, a seconda delle preferenze. Questo piatto, che unisce semplicità e bontà, resta una scelta ideale per scaldare il corpo durante le fredde giornate invernali.
Inoltre, era tradizione servire la minestra come primo piatto, per assaporare appieno il gusto delle verdure. Veniva accompagnata con pane raffermo bagnato nel brodo caldo o con pane tostato, che aggiungevano una nota saporita. Alcune famiglie, invece, preferivano arricchirla con pasta fresca fatta in casa, rendendo così la ricetta ancora più sostanziosa.
La cucina pugliese non smette mai di stupire con i suoi sapori unici e i vini che ne esaltano l’essenza, e tra questi spicca il Susumaniello, un vitigno autoctono dal passato travagliato e dal futuro luminoso. Questo vino rappresenta il simbolo di una rinascita enologica che valorizza le radici della Puglia. Nato tra le campagne assolate del Salento, il Susumaniello ha una storia che intreccia tradizione e innovazione. Un tempo considerato un vitigno secondario, oggi torna protagonista, grazie alla sua versatilità e al carattere autentico. Ma cosa rende speciale questo vino? Quali profumi e sapori racchiude in sé? E quali piatti lo esaltano al meglio? In questo viaggio scopriremo tutto sul Susumaniello, per brindare insieme alla cultura e al gusto della nostra terra.
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Le Ostie Ripiene di Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia, sono uno dei dolci tipici pugliesi più amati, riconosciute come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT). Questo dolce tradizionale del Gargano è una vera eccellenza della pasticceria pugliese, caratterizzato da cialde sottilissime e croccanti che racchiudono un goloso ripieno di mandorle caramellate e miele.
Le Ostie Ripiene pugliesi hanno origini antiche e sono legate alla tradizione monastica di Monte Sant’Angelo, borgo famoso per il Santuario di San Michele Arcangelo, patrimonio UNESCO e meta di pellegrinaggi da secoli. Questo dolce croccante e profumato nasce nei monasteri ed è preparato ancora oggi seguendo la ricetta tradizionale, tramandata di generazione in generazione. Si narra che le Ostie Ripiene siano nate quasi per caso nel Monastero della Trinità di Santa Chiara, quando alcune monache, nel tentativo di raccogliere delle mandorle caramellate, le racchiusero tra due ostie, scoprendo così la perfetta combinazione di sapori e consistenze. Da allora, questo dolce è stato tramandato, mantenendo viva la tradizione conventuale della pasticceria pugliese.
12.12.25
SFOGLIATELLE DI CANOSA DI PUGLIA: RICETTA ORIGINALE NATALIZIA | SediciPuglia con Clementina
Vuoi preparare l'autentico Natale pugliese? Le Sfogliatelle di Canosa o "Rose di Canosa" sono il tesoro della nostra pasticceria e un vero capolavoro a km 0 delle nostre nonne. Questo dolce, con la sua sfoglia croccante, offre un ripieno ricco di vincotto, mandorle e confettura di ciliegie o cotognata al profumo di cannella. Scopri la ricetta autentica, facile e veloce da preparare.
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Una panoramica completa sulla cucina tradizionale pugliese: ingredienti locali, pane, pasta e ricette tipiche della tradizione.
La cucina pugliese è uno degli elementi più rappresentativi dell’identità della regione. Non si tratta solo di piatti tipici, ma di un vero e proprio modo di vivere il cibo, legato alla terra, al mare, alla stagionalità e alla semplicità dei gesti. È una cucina che unisce gusto e funzionalità, radici contadine e saperi marinari, riti familiari e innovazione quotidiana.
1. Ingredienti locali e materie prime alla base di tutto
Alla base della cucina pugliese ci sono ingredienti semplici, facilmente reperibili nel territorio e capaci di raccontare un’intera civiltà gastronomica. Tra i principali troviamo:
- Olio extravergine d’oliva, elemento imprescindibile di ogni ricetta
- Grano duro per pane, pasta e focacce
-Verdure di campo: cicorie, cime di rapa, zucchine, peperoni, melanzane, carciofi
- Pesce azzurro e frutti di mare dell’Adriatico e dello Ionio
-Latticini e formaggi locali: burrata, ricotta, cacioricotta, caciocavallo podolico
- Erbe aromatiche spontanee, conserve sott’olio e prodotti da forno
Tutto è improntato alla stagionalità, al rispetto del prodotto, alla valorizzazione del gusto naturale.
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Benvenuti nel nostro speciale archivio dedicato alle ricette di Natale, un vero e proprio viaggio culinario che ci riporta alle tradizioni più autentiche e alle emozioni più genuine di questa festa. Abbiamo raccolto per voi una selezione di ricette che risvegliano i ricordi più dolci e scaldano l'atmosfera di ogni casa. Dai piatti classici che hanno fatto la storia dei nostri Natali a rivisitazioni innovative per sorprendere e deliziare i vostri cari, ogni ricetta è un augurio di gioia e condivisione. Preparatevi a immergervi in un mondo di sapori che sapranno rendere il vostro Natale ancora più speciale. Buone feste e buon appetito!
Tra sapori antichi e racconti di famiglia, scopri il segreto di un piatto che riscalda il cuore delle feste.
Le pettole tarantine sono un simbolo della cucina tradizionale pugliese, preparate durante il periodo natalizio in tutta la regione. In particolare, a Taranto, è tradizione prepararle nel giorno di Santa Cecilia, il 22 novembre, dando avvio alle festività. Questi soffici bocconcini fritti, chiamati anche "pittule" in altre zone, rappresentano un’autentica celebrazione della semplicità. L’impasto, fatto di pochi ingredienti come farina, acqua e lievito, ha una consistenza pastosa e viene fritto per ottenere un prodotto dorato e irresistibile.
Si narra che una donna, nel giorno della Santa, preparò l'impasto per il pane ma, distratta dalla musica degli zampognari, lo lasciò lievitare troppo a lungo. Tornata a casa, decise di friggere delle piccole porzioni di quella pasta ormai inutilizzabile per il pane, dando così origine alle pettole. Un dolce errore che oggi si tramanda come una tradizione ricca di sapore.
Una panoramica chiara sulla cucina tradizionale pugliese: ingredienti, preparazioni e ricette tipiche suddivise in primi, secondi e dolci.
La cucina pugliese rappresenta una delle espressioni più complete della dieta mediterranea. Basata su ingredienti semplici, stagionali e locali, si è sviluppata nei secoli grazie all’incontro tra cultura contadina e tradizioni marinare. Olio extravergine d’oliva, grano duro, verdure spontanee, legumi, pesce azzurro, vini e le conserve fatte in casa costituiscono la base di gran parte delle preparazioni. L’uso del burro è pressoché assente: in Puglia si cucina quasi esclusivamente con olio d’oliva, simbolo di identità e risorsa diffusa in tutto il territorio.
Ogni provincia pugliese presenta piatti tipici propri, ma l’intera regione è accomunata da uno stile culinario che punta alla valorizzazione della materia prima. Pane, pasta fresca, ortaggi di stagione e piatti strutturati per sfruttare al massimo ciò che la terra offre: questa è la cucina pugliese.
Lesina e il futuro delle sue anguille
Nelle fredde serate natalizie, sulle tavole del Gargano, il capitone, la grande anguilla femmina, è da sempre un piatto simbolo di festa e tradizione. La sua carne tenera, saporita e ricca di proprietà nutrizionali, racconta storie di pescatori che affrontavano le acque dei laghi di Lesina e Varano per garantire questo pregiato pesce sulle tavole pugliesi. Ad oggi, a Lesina la quantità di anguille presenti nel lago si è sensiblmente ridotta. Questa tradizione di consumare anguille, simbolo delle festività natalizie, rischia di svanire. Secondo IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (, l’anguilla europea (Anguilla anguilla) è in pericolo critico, con una riduzione del 90% delle sue popolazioni negli ultimi decenni.
Un viaggio epico: dalle sorgenti al Mar dei Sargassi
Le anguille europee sono protagoniste di un ciclo vitale unico al mondo. Nascono nel misterioso Mar dei Sargassi, nell’Oceano Atlantico, e le loro larve attraversano un viaggio straordinario di oltre 6.000 chilometri, spinte dalle correnti oceaniche.
Raggiungono le acque dolci europee e africane, inclusi i laghi di Lesina e Varano, dove vivono per anni. Una volta raggiunta la maturità, le anguille intraprendono il viaggio di ritorno verso il Mar dei Sargassi per riprodursi e completare il ciclo.
Un tempo abbondanti, queste creature affascinanti erano una risorsa preziosa per le economie locali. Oggi, il loro numero è drasticamente diminuito, portando questa specie sull’orlo della scomparsa.
Un tempo abbondanti, queste creature affascinanti erano una risorsa preziosa per le economie locali. Oggi, il loro numero è drasticamente diminuito, portando questa specie sull’orlo della scomparsa.
Le cause del declino
Barriere Artificiali
Sbarramenti e dighe interrompono i percorsi migratori, impedendo alle anguille di raggiungere le aree di riproduzione nel Mar dei Sargassi.
Inquinamento
Le acque dei laghi e dei fiumi sono sempre più contaminate da sostanze tossiche, come pesticidi, microplastiche e metalli pesanti, che compromettono la salute delle anguille e il loro habitat.
Pesca Selvaggia e Illegale
La pesca indiscriminata, talvolta praticata per soddisfare la domanda di mercati internazionali, ha contribuito significativamente al declino delle popolazioni di anguille.
Malattie e Parassiti
L'introduzione accidentale di un parassita, originario dell’Asia, ha avuto conseguenze devastanti sulle anguille europee.
Sbarramenti e dighe interrompono i percorsi migratori, impedendo alle anguille di raggiungere le aree di riproduzione nel Mar dei Sargassi.
Inquinamento
Le acque dei laghi e dei fiumi sono sempre più contaminate da sostanze tossiche, come pesticidi, microplastiche e metalli pesanti, che compromettono la salute delle anguille e il loro habitat.
Pesca Selvaggia e Illegale
La pesca indiscriminata, talvolta praticata per soddisfare la domanda di mercati internazionali, ha contribuito significativamente al declino delle popolazioni di anguille.
Malattie e Parassiti
L'introduzione accidentale di un parassita, originario dell’Asia, ha avuto conseguenze devastanti sulle anguille europee.
Cambiamenti climatici
L’aumento delle temperature e l’alterazione degli ecosistemi naturali influiscono negativamente sul ciclo vitale delle anguille.
L’aumento delle temperature e l’alterazione degli ecosistemi naturali influiscono negativamente sul ciclo vitale delle anguille.
La legge che protegge l’Anguilla
Dal 1° gennaio 2024, la pesca dell’anguilla europea è vietata per gran parte dell’anno nell’Unione Europea, come stabilito dal Regolamento (UE) n. 2022/109.
In Italia, il divieto di pesca è in vigore dal 1° gennaio al 31 marzo di ogni anno. Nel 2024, è stato stabilito un ulteriore periodo di chiusura dal 1° aprile al 30 giugno, per garantire la tutela della specie.
In Italia, il divieto di pesca è in vigore dal 1° gennaio al 31 marzo di ogni anno. Nel 2024, è stato stabilito un ulteriore periodo di chiusura dal 1° aprile al 30 giugno, per garantire la tutela della specie.
Alternative sostenibili per il Natale
Proteggere l’anguilla non significa rinunciare ai sapori della tradizione natalizia pugliese. Ecco alcune proposte autentiche e sostenibili per arricchire la tua tavola in modo creativo:
Baccalà con i Cardi: Un grande classico pugliese, perfetto per le festività, che unisce sapori delicati e genuini.
Pasta al Forno con Cardoncelli e Mozzarella di Bufala: Un piatto ricco e profumato, ideale per portare in tavola la festa con ingredienti della tradizione.
Cavatelli con Cardoncelli e Cozze: Un abbinamento sorprendente che mescola il gusto deciso dei cardoncelli con la freschezza delle cozze.
Calamari ripieni alla Pugliese: Farciti con pane raffermo, prezzemolo, capperi e pomodorini secchi. Un piatto di mare che porta i sapori del Gargano sulla tavola.
Zuppa di Pesce Locale: Preparata con pesci come gallinella, scorfano e triglie, è una ricetta che celebra il mare e la tradizione natalizia pugliese.
Pettole: Piccole delizie fritte, perfette per iniziare il pasto con un tocco di semplicità e gusto.
E poi ci sono i dolci calzoncelli con i ceci, cartellate, mostaccioli, mandorle atterrate e tante altre bontà.
Pasta al Forno con Cardoncelli e Mozzarella di Bufala: Un piatto ricco e profumato, ideale per portare in tavola la festa con ingredienti della tradizione.
Cavatelli con Cardoncelli e Cozze: Un abbinamento sorprendente che mescola il gusto deciso dei cardoncelli con la freschezza delle cozze.
Calamari ripieni alla Pugliese: Farciti con pane raffermo, prezzemolo, capperi e pomodorini secchi. Un piatto di mare che porta i sapori del Gargano sulla tavola.
Zuppa di Pesce Locale: Preparata con pesci come gallinella, scorfano e triglie, è una ricetta che celebra il mare e la tradizione natalizia pugliese.
Pettole: Piccole delizie fritte, perfette per iniziare il pasto con un tocco di semplicità e gusto.
E poi ci sono i dolci calzoncelli con i ceci, cartellate, mostaccioli, mandorle atterrate e tante altre bontà.
In conclusione, la tavola natalizia pugliese rappresenta un vero e proprio tripudio di sapori, profumi e tradizioni che si tramandano di generazione in generazione. Celebrare le feste non significa solo onorare la nostra cultura, ma anche fare scelte che rispettino l’ambiente e il delicato equilibrio della natura. Con un po’ di creatività e attenzione, possiamo mantenere vive le nostre tradizioni culinarie senza compromettere la biodiversità, contribuendo così a preservare ciò che rende unica la nostra terra.
Se vuoi leggere di piu':
LA MAGIA DELLE PIZZE FRITTE O PETTOLE PUGLIESI
TARALLI DOLCI - I PROPATI DELLA ZITA
CALZONCELLI CON LE CASTAGNE - I DOLCI DEL NATALE PUGLIESE
VINCOTTO: L’ORO LIQUIDO DELLA TRADIZIONE PUGLIESE
Tag :
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Articolo scritto da Clementina Urbano per Sedicipuglia – Cucina pugliese vera dal 2009.
I calzoncelli di castagne, conosciuti anche come cavicioni, sono un dolce immancabile sulle tavole di Natale in Puglia, in particolare nel Gargano e nella provincia di Foggia. Questi fagottini di sfoglia, dal ripieno dolce e speziato, affondano le loro radici nella tradizione contadina, quando l’abbondanza di castagne nei boschi del Gargano permetteva di creare ricette semplici e genuine.
Il ripieno si prepara con castagne lessate e passate, arricchite con miele, scorza d’arancia e mandarino, un tocco di vincotto e, nella versione moderna, cioccolato fondente. La sfoglia racchiude questo ripieno, trasformandosi in un dolce dalla texture morbida, che si scioglie in bocca, sprigionando un profumo di spezie e agrumi. In alcune zone della Puglia, i calzoncelli con sono simbolicamente chiamati "cuscinetti di Gesù", un nome che richiama il legame con il territorio e con la tradizione natalizia e la devozione popolare.
Le origini della cupeta salentina: un viaggio tra storia e tradizione
La cupeta salentina, dolce tradizionale pugliese, è il protagonista delle feste in Puglia.
Mentre si passeggia tra le strade nel Salento, è facile lasciarsi avvolgere dal profumo intenso dello zucchero che si caramella e delle mandorle tostate. Questo aroma, così inconfondibile, conduce direttamente ai banchetti dei cupetari, i maestri artigiani che preparano la cupeta salentina con gesti esperti e antichi.
Servita calda in sacchetti di carta, la cupeta è uno dei dolci simbolo della tradizione, capace di riportare alla mente ricordi di sere d’estate o delle tavole imbandite durante le feste natalizie. Con la sua croccantezza unica e il sapore dolce e avvolgente, rappresenta non solo una prelibatezza, ma anche un rito che racconta le radici culturali e gastronomiche del territorio.
Realizzata con zucchero caramellato e mandorle appena tostate, la cupeta è molto più di un dolce: è un pezzo di storia, tramandato da generazioni, che unisce semplicità e tradizione in un unico sapore. Prepararla a casa significa rivivere questa magia e portare in tavola il cuore del Salento.
Questa raccolta di ricette tradizionali pugliesi è un viaggio nei sapori autentici della Puglia, un tributo alla ricchezza della nostra tradizione gastronomica. Dalle cozze ripiene al pancotto, dalle cicorie marinare ai troccoli fatti in casa, ogni piatto racconta la storia e la cultura di una terra fatta di semplicità e passione per il buon cibo.
La cicoria con brodo e uova è un piatto tradizionale della cucina pugliese, che combina sapori autentici e genuini. Questa ricetta, semplice ma ricca di gusto, rappresenta al meglio la tradizione culinaria della Puglia.
La cicoria maritata è un piatto povero tradizionale tipico della cucina contadina pugliese. Generalmente consumato come primo un piatto ma può rappresentare un ottimo contorno. Prende il nome di maritata perché la verdura si unisce e si "sposa" con le uova.
Questa ricetta non va confusa con un'altra ricetta tipica del territorio, la minestra maritata fatta con scarola, cicoria, finocchio, sedano, insaporita poi con brodo di carne, formaggio e unita ad un soffritto di pancetta o lardo di maiale.
Ingredienti:
- 1kg di cicoria, possibilmente selvatica
- 3 cucchiai di olio evo
- 1/2 cipolla triturata
- 1 mestolo di brodo di carne
- un ciuffetto di prezzemolo tritato
- 3-4 pomodorini
- 3 manciate di pecorino canestrato pugliese
- 4 uova
- a piacere un pizzico di peperoncino
- sale q.b.
1. Mondate le cicorie e lessatele in bollente acqua salata, scolatele a metà cottura, all'incirca dopo 10 min, in questo modo perderanno un po' del loro sapore amarognolo.
2. In una pentola fate appassire la cipolla triturata con l'olio extravergine di oliva; versate le cicorie, i pomodorini, il formaggio grattugiato e un mestolo di brodo di carne e aggiustate di sale
3. Battete le uova con un pizzico di sale e un po' di formaggio e non appena la pentola inizia a sobbollire versatele all'interno.
Fate cuocere per altri 10 minuti.
4.Impiattate e servite con del pane tostato pugliese.
Squisito è anche l'accostamento con fave e cicorie!
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Cartellate pugliesi al vincotto: la ricetta tradizionale di Natale
Le cartellate sono uno dei dolci più antichi e rappresentativi della tradizione pugliese, preparate soprattutto durante il periodo natalizio. Da generazioni, accompagnano i Natali pugliesi portando in tavola il calore di una cucina che non è solo arte, ma anche amore.
La loro forma unica, arrotolata e pizzicata come un ricamo, racconta storie di mani sapienti che trasformano ingredienti semplici in piccoli capolavori.
La croccantezza della frittura, l’intreccio perfetto delle rose e il profumo del vincotto fanno di questo dolce una vera icona della Puglia, capace di raccontare storie con ogni morso: un patrimonio gastronomico autentico che celebra l’identità e i sapori unici della regione.
La loro forma unica, arrotolata e pizzicata come un ricamo, racconta storie di mani sapienti che trasformano ingredienti semplici in piccoli capolavori.
La croccantezza della frittura, l’intreccio perfetto delle rose e il profumo del vincotto fanno di questo dolce una vera icona della Puglia, capace di raccontare storie con ogni morso: un patrimonio gastronomico autentico che celebra l’identità e i sapori unici della regione.
Cartellate: la bontà in tutte le sue forme
Le cartellate, condite con miele arricchito da mandorle tostate e una spolverata di cannella, oppure immerse nel vincotto, sono irresistibili nella loro versione più tradizionale. Esistono anche varianti moderne, come quelle decorate con zuccherini colorati o arricchite con cioccolato, molto amate dai bambini.
Infine, c’è chi le preferisce al naturale, senza alcun condimento, per apprezzarne la croccantezza autentica, proprio come piace a me!
Infine, c’è chi le preferisce al naturale, senza alcun condimento, per apprezzarne la croccantezza autentica, proprio come piace a me!
Origini delle cartellate
Le cartellate sono uno dei dolci più antichi della Puglia e una vera opera d’arte culinaria. Le loro radici risalgono probabilmente al periodo greco-romano, quando dolci simili venivano offerti agli dèi per propiziare i raccolti.
Il nome “cartellate” potrebbe derivare dal termine dialettale “carteddate,” che significa "arrotolate," oppure dal greco “kartallos,” che indica un cesto intrecciato. Con l’avvento del cristianesimo, le loro forme sono state associate alle fasce di Gesù Bambino o alla corona di spine della Passione.
Oggi, le cartellate continuano a essere un simbolo del Natale pugliese, portando in tavola non solo dolcezza, ma anche una tradizione che unisce famiglie e generazioni.
Il nome “cartellate” potrebbe derivare dal termine dialettale “carteddate,” che significa "arrotolate," oppure dal greco “kartallos,” che indica un cesto intrecciato. Con l’avvento del cristianesimo, le loro forme sono state associate alle fasce di Gesù Bambino o alla corona di spine della Passione.
Oggi, le cartellate continuano a essere un simbolo del Natale pugliese, portando in tavola non solo dolcezza, ma anche una tradizione che unisce famiglie e generazioni.
Il dolce che unisce la Puglia
In tutta la regione, le cartellate assumono nomi diversi a seconda delle zone, riflettendo la ricchezza linguistica e culturale della Puglia: “carteddàte” o “scartillàte” nel barese, “crustoli” nel foggiano, " carangi" a San Giovanni Rotondo ,“cartiddate” nel Salento. Ogni nome racconta una storia, testimoniando la forte identità gastronomica della regione.
Nel Gargano, il vincotto d’uva dona al dolce un sapore intenso, mentre nel Salento è il vincotto di fichi a impreziosire ogni morso. Le mandorle locali, come la Filippo Cea delle Murge o la Fra Giulio del Gargano, e mandorla Tuono nel Salento, aggiungono croccantezza e tradizione.
L’olio extravergine di oliva, comune in tutta la Puglia, dona alle cartellate una fragranza unica durante la frittura. L’impasto, arricchito con vini bianchi pugliesi pregiati, esalta la bontà di questo dolce natalizio. Nel Salento, le cartellate si lasciano asciugare prima di friggerle, diventando più croccanti. Nel Gargano, invece, si friggono subito e restano più friabili.
Nel Gargano, il vincotto d’uva dona al dolce un sapore intenso, mentre nel Salento è il vincotto di fichi a impreziosire ogni morso. Le mandorle locali, come la Filippo Cea delle Murge o la Fra Giulio del Gargano, e mandorla Tuono nel Salento, aggiungono croccantezza e tradizione.
L’olio extravergine di oliva, comune in tutta la Puglia, dona alle cartellate una fragranza unica durante la frittura. L’impasto, arricchito con vini bianchi pugliesi pregiati, esalta la bontà di questo dolce natalizio. Nel Salento, le cartellate si lasciano asciugare prima di friggerle, diventando più croccanti. Nel Gargano, invece, si friggono subito e restano più friabili.
Cartellate al vincotto: il dolce fatto di semplicità
Le cartellate al vincotto rappresentano il simbolo della tradizione natalizia pugliese. Gli ingredienti sono semplici: farina, olio extravergine di oliva e vino bianco. Tuttavia, la loro preparazione richiede pazienza e abilità. L’impasto viene steso sottilissimo, tagliato in strisce e modellato con cura per creare la forma tipica di rosa o di nastro arrotolato.
Dopo la frittura, le cartellate vengono immerse nel vincotto, un mosto cotto d'uva o di fichi, oppure nel miele, che conferisce loro un sapore dolce e aromatico.
Fatti di semplicità, amore e tradizione, le cartellate al vincotto sono un dolce che racconta la Puglia in ogni boccone, celebrando le festività natalizie con un gusto inconfondibile e indimenticabile.
Dopo la frittura, le cartellate vengono immerse nel vincotto, un mosto cotto d'uva o di fichi, oppure nel miele, che conferisce loro un sapore dolce e aromatico.
Fatti di semplicità, amore e tradizione, le cartellate al vincotto sono un dolce che racconta la Puglia in ogni boccone, celebrando le festività natalizie con un gusto inconfondibile e indimenticabile.
Ricetta delle cartellate pugliesi al vincotto
Vi passo gli ingredienti delle cartellate pugliesi al vincotto! Se siete alle prime armi, qui troviate un post che vi spiega passo dopo passo come realizzarle: [Clicca qui].
Ingredienti :
6 uova fresche intere
3 cucchiai di zucchero
100 ml di olio extravergine di oliva
Circa 1 kg di farina 00 (quanto basta per un impasto morbido)
150 ml di vino bianco
Olio di oliva per friggere
Vincotto (di fichi o di uva)
3 cucchiai di zucchero
100 ml di olio extravergine di oliva
Circa 1 kg di farina 00 (quanto basta per un impasto morbido)
150 ml di vino bianco
Olio di oliva per friggere
Vincotto (di fichi o di uva)
scaglie di mandorla per decorare o mandorle tostate spezzettate
Procedimento
1. Preparare l’impasto: Rompete le uova in una ciotola capiente e sbattetele leggermente con una forchetta. Aggiungete lo zucchero, l’olio extravergine di oliva e il vino bianco, mescolando fino a ottenere un composto omogeneo.
2. Incorporare la farina: Disponete la farina a fontana su una spianatoia e versate il composto liquido al centro. Lavorate l’impasto con le mani, aggiungendo farina poco alla volta fino a ottenere una massa morbida ed elastica.
3. Riposo dell’impasto:Formate un panetto con l’impasto, copritelo con un canovaccio pulito e lasciatelo riposare a temperatura ambiente per circa 30 minuti.
4. Stendere l’impasto:Dopo il riposo, dividete l’impasto in porzioni e stendetelo con un mattarello o una macchina per la pasta fino a ottenere sfoglie sottili di circa 2 mm.
5. Creare le cartellate:Con una rotella dentellata, ritagliate strisce di circa 3 cm di larghezza e 20-30 cm di lunghezza. Pizzicate i bordi a intervalli regolari per creare delle conchette, poi arrotolate ogni striscia su se stessa formando una spirale a forma di rosa. Man mano che le preparate, copritele con un canovaccio per evitare che si secchino.
6. Friggere le cartellate:In una padella capiente, scaldate abbondante olio di oliva. Friggete poche cartellate alla volta fino a quando saranno dorate e croccanti. Scolatele su carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso.
7. Lasciarle raffreddare:Una volta fritte, lasciatele raffreddare completamente.
8. Decorare con il vincotto:Scaldate il vincotto in un pentolino per renderlo più fluido. Immergete le cartellate nel vincotto solo prima di mangiarle, così rimarranno fragranti e non si ammolleranno.
Conservazione
Cartellate cotte non condite: Si conservano in sacchetti di plastica per alimenti, ben chiusi, fino a una settimana.
Cartellate condite con vincotto: Riponetele in frigorifero, dove si mantengono per alcuni giorni. Prima di servirle, lasciatele a temperatura ambiente.
Cartellate condite con vincotto: Riponetele in frigorifero, dove si mantengono per alcuni giorni. Prima di servirle, lasciatele a temperatura ambiente.
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